martedì 28 luglio 2009

CASERMA VISTA MARE


Edifici della Difesa da trasformare in strutture turistiche. All’isola di Palmaria si teme una speculazione

Nel mirino degli ecologisti anche le delibere comunali con il via libera a nuove costruzioni.

Consegnato alla storia l'ecomostro dello Scheletrone, abbattuto dalla dinamite per volere della Regione Liguria, l'isola Palmaria di Portovenere , patrimonio Unesco nel golfo dei Poeti, sta per subire un nuovo assalto. Gli ambientalisti non temono gli incursori della Marina, che hanno il loro quartier generale poco lontano da qui, ma piuttosto i commando del mattone. Si sta definendo, infatti, in questi giorni il disegno di legge proposto dal ministro Ignazio La Russa per la creazione di Difesa Servizi spa, società in house la cui missione sarà quella di valorizzare le strutture inutilizzare di Esercito Marina e Aviazione. E quando il sottosegretario Guido Crosetto, a marzo, al Mipim di Cannes ha spiegato che i 200 immobili di pregio avranno un futuro turistico alberghiero, il primo nome fatto è stato quello di Palmaria. Sui sei chilometri quadrati erotti ancora selvatici, il grande forte Cavour, sulla sommità dell'isola, e poi una serie di casermette e casette una trentina in totale a pochi metri dall'acqua, diventeranno musica per le orecchie degli immobiliaristi.
Proclami a parte, per saperne di più il sindaco di Portovenere Massimo Nardini, ha spedito una lettera al ministro per ricordargli il valore ambientale dell’isola e chiedere un incontro. “Questo fa capire quanto siamo stati tenuti al corrente sulle dismissioni" - commenta Paola Faggioni, assessore comunale alla Cultura. Due fortificazioni sono state da tempo concesse agli enti locali che le hanno trasformate in centri ambientali e ostelli. Ma per le rimanenti, secondo Claudio Frigerio dei Vas, Verdi ambiente e società, le dichiarazioni di Crosetto
“oltrepassano quel limite, da sempre ritenuto invalicabile, che vincolava ogni intervento possibile al solo utilizzo storico o culturale a garanzia di nessun metro quadro in più di cemento sull'isola “.
E poi c'è un fronte interno che preoccupa Luisa Rossi e Donata Brandi dell'associazione Artigliè e
Italia Nostra. Si tratta di due delibere comunali. La prima consente un'operazione di demolizione e ricostruzione di volumi a fini ricettivi nell'area dell'antica villa San Giovanni. E contemporaneamente la realizzazione di una passeggiata "bord de mer" secondo il progetto di recupero post scheletrone.
Ma la studiosa Paola La Ferla, che ha scritto una lettera di protesta alla Soprintendenza, sostiene che così si snatura l'essenza selvaggia dell'isola. Proprio come rischia di fare, secondo Artigliè, il protocollo siglato tra Comune e l'associazione Hotel Paese Palmaria, quest'ultima rappresentata da Gianfranco Bianchi, presidente della Confcommercio regionale e spezzina, nonché vicepresidente della Camera di commercio e a capo del prestigioso circolo velico. Suo figlio Gianluca è residente in Palmaria dove risulta essere un olivicoviticoltore. L'accordo prevede di rilanciare l'attività agricola e quindi turistica ad esso legata, e contiene una frase che si presta a varie interpretazioni: “Anche con strutture di sostegno”, Che vuol dire? - La Palmaria ha 50 residenti -, dicono dall’Artigliè, - e molti si vedo no solo d'estate. Da un secolo l'isola non ha contadini. Vogliono solo finanziamenti per reimpianti vincoli neppure tradizionali, che coprano il vero affare: la ricettività turistica. Qualche vigneto per mascherare l'onnipotente cemento”
“Anch'io”, ritiene Faggioni “temo in questa Italia di condoni, pseudo ristrutturazioni, smania da seconda casa. di poter essere espropriata della mia isola. La via di mezzo tra abbandono e speculazione è rappresentata dalla vigilanza del territorio. Compito impegnativo per amministrazioni con sempre meno fondi. Ma il Parco di Portovenere sta procedendo a una schedatura dei rustici e delle aziende agricole per evitare furberie, cioè che da un agriturismo vero si passi al chiosco stile riviera e poi alle strade per rendere percorribile l'isola in auto.


M.Preve - L’espresso 18 giugno 2009

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lunedì 13 luglio 2009

Perchè è necessario opporsi ai progetti sulla Palmaria


La Palmaria è l’unica vera isola della Liguria. Nonostante la vicinanza a grandi città e bacini di intenso flusso turistico verso il mare (Torino, Milano, l’Emilia), essa ha attraversato senza grossi danni l’era della cementificazione postbellica (di cui più di un segno indica la rinascita) e, nonostante consistenti attacchi di cui lo “scheletrone” è testimonianza e simbolo, è arrivata ai nostri giorni priva di traffico automobilistico e con una interessantissima eredità storico-ambientale che è ragione del suo inserimento nel patrimonio mondiale dell’UNESCO.
Oggi, dopo trent’anni di battaglie giuridiche e ambientaliste, lo scheletrone viene abbattuto. All’evento viene dato grande rilievo mediatico dagli eredi di quelle stesse amministrazioni che a suo tempo avevano dato regolare licenza edilizia (l’albergo/“ecomostro” non era infatti un abuso edilizio) e che attualmente non hanno abbandonato, ma solo convertito, rendendola più subdola e strisciante, l’impropria turisticizzazione dell’isola.
Intendiamoci: NON siamo contrari a un uso del territorio che implichi una fruizione turistica davvero sostenibile. Il fatto è che nel pensare e amministrare lo spazio attuale non si può prescindere da quello che è già avvenuto – che le coste liguri sono state in buona misura consumate da un’intensa urbanizzazione industriale, portuale, diportistica e balneare – e che
ciò che resta di territorio ligure non completamente stravolto, tanto più se di pregio assoluto come la Palmaria, non può essere reso disponibile neppure per interventi che si presentano in apparenza come di modesto impatto ambientale e paesistico.
Ora, sulla Palmaria incombono interventi non massicci ma sostanziali nel trasfigurarne l’immagine.
Sul tratto di costa antistante Porto Venere è stata approvata una artificiosamente denominata “piazza lineare” che, nel preteso limitato impatto, tradisce sia la storia sia la realtà territoriale attuale dell’isola. La Palmaria, infatti, non ha avuto e non ha un centro, né compatto, né lineare, ma una popolazione residente rada e sparsa, attualmente scarsa e/o fittizia. L’isola conta, in una superficie di 1,6 kmq, 50 abitanti censiti (2001). La cifra è indicativa, poiché alcuni sono in realtà proprietari di abitazioni estive che hanno preso, o mantenuto, la residenza nell’isola per avvalersi di alcuni vantaggi, come l’ormeggio delle barche.
Pensare una “piazza lineare” (= passeggiata lungomare), significa omologare concettualmente e fattualmente la Palmaria ai vari centri della Riviera, sottraendole l’unicità di luogo “altro” in cui spezzini e foresti hanno sempre trovato il senso magico dell’isola che con il suo percorso costiero fatto di tratti di sentiero battuto o accennato fra siepi di macchia spontanea e piccoli giardini, spiaggette sassose, dune spruzzate di sparto, invita a sostare su un sedile improvvisato avvolti nel magnifico paesaggio. Significa ridurre l’isola a passeggiata domenical-turistica uguale o simile a tutte le passeggiate lungomare senza contare, passando dallo “spirito” agli interventi specifici, che il progetto implica:

  • l’abbattimento di quelli che la delibera del Comune definisce “superfetazioni” e che sono in realtà annessi ormai storici della più antica villa di San Giovanni (essa stessa modificata rispetto al disegno originario), utilizzati per usi rurali e come rimessaggi;
  • il trasferimento di detti volumi (facendo ai proprietari il regalo, forse da loro stessi insperato, del permesso di costruire un edificio del tutto nuovo) in altro luogo della stessa proprietà;
  • l’abbattimento del secondo storico muro di recinzione, presente in tutta l’iconografia, che caratterizza il profilo dell’isola nel tratto considetrato;
  • l’eliminazione del canneto, emergenza botanica ormai rara nelle nostre coste, testimonianza della combinazione delle peculiarità naturalistiche del sito (la presenza di acqua che sgorgava anche in una polla sottomarina: e difatti quello specifico tratto di costa evoca un paesaggio quasi lacustre) con l’uso che della canna si faceva come sostegno per le viti. Il canneto verrà sostituito da “rampicanti”.


In buona sostanza un altro pezzo originale del paesaggio ligure, tanto più raro in quanto insulare, viene profondamente modificato per far posto a un percorso “cittadino”, postomodernino, ordinatino, ugualino a tanti altri, un progettino pensato da chi di questo territorio dimentica o non conosce l’uso, di questo paesaggio non ha capito, o non capisce più, lo spirito rustico, nel senso di “selvatico” (perché in Palmaria le emergenze naturalistiche sono davvero numerose) e di agricolo.
Ma non è veramente rustica/agricola la sostanza del secondo progetto che a nostro avviso minaccia la Palmaria, priva da un secolo di effetivi contadini: la realizzazione, con finanziamenti europei concessi dalla Regione, di reimpianti viticoli non conformi alle pratiche tradizionali che, sulla base di una produzione vinicola finora quasi inesistente prevedono i permessi di realizzare una ricettività turistica che costituisce il vero affare.
Qualche brano di vigneto per mascherare, dietro l’etichetta intrigante dell’isola, del parco regionale, del patrimonio UNESCO, l’onnipotente cemento.


Italia Nostra La Spezia,

Camminamare, L'Artigliè

La Spezia, 21.05.09